martedì 30 giugno 2009

Il paese delle pecore.


La cosa è stravagante.

L'Italia è il paese dei furbi, di quelli che "non glie la si fa". Anzi, solitamente siamo noi che spesso e volentieri freghiamo gli altri. Insomma, se al mondo c'è una popolazione che ha fatto della sua furbizia, dell'arrangiarsi e dell'espediente un'arte, quella popolazione è la nostra. O almeno lo crediamo.
Accà nisciun 'è fesso! Dicono a Napoli.
Tuttavia, in Italia, vi è una persona che può sparare qualunque frottola e viene creduto, o alla meno peggio gli viene concesso il beneficio del dubbio.
Anzi: più la spara grossa e più la fregnacciata passa inosservata. E noi passiamo per fresconi. O pecoroni.

Faccio qualche considerazione:

1. Se trovassimo delle foto raffiguranti nostro nonno plurisettantenne con delle ragazzine scosciate in braccio, cosa penseremmo? Che le ha incontrate per la strada bisognose e le ha volute paternamente aiutare?

2. Se al nostro nonno imprenditore che si è arricchito a dismisura iniziassero ad arrivargli capi d'accusa per reati fiscali, uno dopo l'altro, penseremmo ad un complotto o ci verrebbe il dubbio che sia un delinquente?

3. Se nostro nonno tenesse in casa per 2 anni una persona assunta regolarmente, e si rivelasse poi essere la "testa di ponte" dello smercio di droga della mafia palermitana nel nord Italia nonchè pluri omicida, penseremmo che ha preso un abbaglio o ci verrebbe il dubbio che ne sia in qualche modo coinvolto?

4. Se nostro nonno, molto influente e molto ricco, fosse in attesa di processo e invitasse a cena il giudice che lo dovrà giudicare, penseremmo che è suo diritto invitare a cena chi gli pare o avremmo il dubbio di una qualche sorta di corruzione? O quanto meno di irregolarità?

5. Se dopo tutto questo, nostro nonno dicesse che lui non vuole cambiare perchè la gente crede che lui sia onesto, sincero, generoso.... lo manderemmo finalmente a fare in culo?

No, probabilmente lo prenderemmo come esempio.

Il tutto è paradossale. Io sono francamente stufo di sentire delle palle apocalittiche e di essere preso per i fondelli dalle persone che dovrebbero solo pensare a fare i miei interessi. Miei e di tutti, ovvio.
Ma le balle più subdole vengono raccontate in ambito politico:
Il respingimento di due barconi di disperati a qualche giorno dalle elezioni europee ha suonato alla gente come un "noi siamo la legalità".
Peccato che limitando le intercettazioni come stanno facendo, la legalità vada a farsi benedire.
Dice Palmara, il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati: "Rischiamo di trasformare un formidabile strumento investigativo che in questo Paese ha consentito di scoprire gli autori dei più gravi reati, non solo in materia di criminalità organizzata, di droga, di mafia, ma anche di criminalità comune, parlo di rapine e di estorsioni. Rischiamo sostanzialmente di vanificarlo. Cos'è oggi l'intercettazione? E' uno strumento per scoprire, per cercare la prova del reato. Se passasse questo testo, invece, avremmo un mezzo di conferma della prova. Se so già chi è non ho bisogno di ricorrere all'istituto dell'intercettazione"

Limitare l'uso delle intercettazioni è qualcosa di criminale, se le ronde volute dalla lega funzionassero davvero dovrebbero dirigersi in blocco in Parlamento. Ma in Italia se chiedi giustizia e chiarezza sei un pericoloso comunista bolscevico, oppure un dipietrista giustizialista.
Io credo che le intercettazioni diano fastidio solo chi ha qualcosa da nascondere. Questo penso che lo capisca anche un bambino.
Ma addirittura ho sentito qualche normale ed onesto cittadino che giustifica anche questo scempio della giustizia, chiedendo a gran voce il diritto alla privacy.
La cosa deprimente è sospettare che alcune di queste persone non ci penserebbe due volte ad andare a fare sesso in mondovisione al Grande Fratello.

lunedì 29 giugno 2009

Una storia milanese






Riporto un'articolo che ho letto sul sito http://iogiocopulito.it/

Xuegan camminava lungo il marciapiede di uno stradone di Milano stringendo il suo secondogenito avvolto in un asciugamano. I carabinieri li hanno prelevati: il padre è stato condotto al carcere di San Vittore con l’accusa di sequestro di persona. Il neonato riportato all’ospedale Sacco di Milano dove era nato da soli pochi giorni. Il piccolo è venuto al mondo con terribili complicazioni cardiache e sottoposto ad un intervento chirurgico a soli due giorni di vita. Il timore, un giorno, ha indotto il padre ad andare in ospedale a colpire la moglie che ha cercato di impedirgli di prendere il figlio e a scappare.
A cercare un rifugio chissà dove. Xuegan, clandestino, ha avuto paura che dall’ospedale potesse scattare la denuncia e disperato ha scelto la fuga. Dalle sterminate campagne asiatiche al nascondiglio ricavato sotto la macchina da cucire di un anonimo laboratorio milanese. Trascorrendo le giornate a lavorare e le notti a dormire tra gli scatoloni. Xuegan, la moglie e il loro primogenito avevano vissuto così fino a quel momento. Poi la nascita del secondo figlio. Le gravi malformazioni e la terribile paura di perdere tutto (quel niente, forse, per noi ma che per Xuegan era tanto).
Cosa aggiungere? Forse solo le parole di uno dei carabinieri che ha definito questa vicenda “una grande tragedia dell’immigrazione” nonostante non ci siano state “vittime”. E intanto avanzano i “vigilantes” e le ronde del nord mentre sospetto e delazione si diffondono nell’indifferenza.

di Elisabetta Reguitti

da http://iogiocopulito.it/

domenica 28 giugno 2009

Intervento di Debora Serracchiani - Lingotto - 27/06/09

Debora... una ventata di aria fresca in una giornata afosa.


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venerdì 26 giugno 2009

La Luna

Ci sono canzoni che ci piacciono moltissimo, vuoi perchè ci ricordano un momento piacevole, vuoi perchè ci piacciono e basta. Tuttavia non hanno avuto il successo che credevamo meritassero. E allora diciamo "questa canzone è bella, peccato che pochi la conoscano".
La Luna di Bennato per me è una di queste.
Mi piace, forse perchè mi piace pensare voglia dire che a volte, le cose che vogliamo con tutte le nostre forze, che disperatamente sognamo, quando finalmente le otteniamo si rivelano delle delusioni. E allora, forse, sarebbe meglio restassero dei sogni.

Andrea73

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diana krall - why should i care

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giovedì 25 giugno 2009

diana krall - why should i care

http://www.youtube.com/watch?v=LRgI291VDOg

Perchè c'è Uomo e uomo.


Il governatore della Carolina del sud, Mark Sanford, è rimasto irrintracciabile per un po' di giorni.
E'scappato in Argentina, fra le braccia della sua amante, abbandonando moglie, 4 figli e la sua gente che lo aveva votato.
Ora si grida allo scandalo, e il fatto che lui abbia ammesso tutto mi fa fare una considerazione.
Ho visto la notizia al telegiornale, su la7, hanno citato anche gli altri scandali recenti, tra i quali anche l'ultimo del

nostro premier.
Ecco, mi piace differenziare le persone in base alla quantità di dignità che hanno.
Gli Uomini possono sbagliare, ma non per questo devono smettere di essere Uomini.
Mark Sanford si dice che fosse seriamente candidato a correre per la presidenza alle prossime elezioni Statunitensi, e

soprattutta sa benissimi dove vive, cosa può e cosa non può fare.
Lui si è giocato tutto, credo e spero per l'amore di una donna.
Probabilmente è stato più importante per lui il calore di una persona che ama rispetto alla sua carriera politica.
E alla sua attuale famiglia.
Ora si dice che difficilmente il partito repubblicano lo candiderà alla corsa alla casa bianca, e nessuno si sogna di dire

che c'è stato qualche strano complotto.

Mi viene da dire che un politico ha il dovere e la responsabilità di non tradire la fiducia di chi è andato dentro un

seggio elettorale e gli ha dato la fiducia.
E su questo penso non ci piova.

Tuttavia, se guardiamo a casa nostra, a cosa sta emergendo dalle camere da letto delle ville del nostro premier, e a come

la stampa, la televisione e lui stesso stanno trattando l'argomento, il governatore Americano mi appare quasi come un eroe

romantico, che in nome del sentimento e della passione sacrifica le sue ambizioni.

Non sarà proprio così, ma il confronto mi appare fra: da una parte un uomo, normale, che ha sbagliato, ammette i propri

errori e ne accetta le conseguenze; da quest'altra una persona piccolissima e codarda.



Francesco Guccini * Ritratti (2004) - Vite



Mi affascina il mistero delle vite
che si dipanano lungo la scacchiera
di giorni e strade, foto scolorite
memoria di vent’anni o di una sera.
E mi coinvolge l’eterno gocciolare
e il tempo sopra il viso di un passante
e il chiedermi se nei suoi occhi appare
l’insulto di una morte o di un’amante,
la rete misteriosa dei rapporti
che lega coi suoi fili evanescenti
la giostra eterna di ragioni o torti
il rintocco scaglioso dei momenti,
il mondo visto con gli occhi asfaltati
rincorrendo il balletto delle ore
noi che sappiamo dove siamo nati
ma non sapremo mai dove si muore.

Mi piace rovistare nei ricordi
di altre persone, inverni o primavere
per perdere o trovare dei raccordi
nell’apparente caos di un rigattiere:
quadri per cui qualcuno è stato in posa,
un cannocchiale che ha guardato un punto,
un mappamondo, due bijou, una rosa,
ciarpame un tempo bello e ora consunto,
pensare chi può averli adoperati,
cercare una risposta alla sciarada
del perché sono stati abbandonati
come un cane lasciato sulla strada.
Oggetti che qualcuno ha forse amato
ora giacciono lì, senza un padrone,
senza funzione, senza storia o stato,
nell’intreccio di caso o di ragione.

E la mia vita cade in altra vita
ed io mi sento solamente un punto
lungo la retta lucida e infinita
di un meccanismo immobile e presunto.
Tu sei quelli che son venuti prima
che in parte hai conosciuto, e quelli dopo
che non conoscerai, come una rima
vibrante e bella, però senza scopo.
E’ inutile cercare una risposta,
sai che non ce ne sono e allora tenti
un bussare distratto a quella porta
che si chiuse soltanto ai sentimenti.
Non saprai e non sai.
Questo dolore che vagli fra le magli di un tuo cribro
svanisce un po’ nel contemplare un fiore
si scorda fra le pagine di un libro.

Perché non si fa a meno di altre vite
anche rubate a pagine che sfogli
oziosamente, e ambiguo le hai assorbite
da fantasmi inventati che tu spogli
rivestendoti in loro piano piano
come se ti scoprissi in uno specchio
L’Uomo a Dublino, o l?ultimo Mohicano
che ai 25 si sentiva vecchio.
E percorriamo strade non più usate
figurando chi un giorno ci passava
e scrutiamo le case abbandonate
chiedendoci che vite le abitava,
perché la nostra è sufficiente appena
ne mescoliamo inconsciamente il senso;
siamo gli attori ingenui di un palcoscenico misterioso e immenso

mercoledì 24 giugno 2009

"I nuovi Ponzio Pilato" di Antonio Di Pietro | 24 Giugno 2009
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it
Mercoledì 24 Giugno 2009, ore 18.43
Il mio primo post nel mio nuovo blog!
Lo so, è una pirlata scrivere questo.... ma in qualche modo devo provare come funziona! No?